In arrivo una nuova bolla speculativa?

 

Stiamo ancora soffrendo gli effetti procurati dalla crisi economica scoppiata nel 2008 che, se fosse risolta anche in breve tempo, non ci lascerà indenni, e già altrove c’è attenzione per una nuova bolla speculativa con tutto quello che comporterà al suo cedimento.
Dopo la recessione del 2009 l’economia reale USA è in costante crescita, una espansione continua. Per noi italiani, e non solo, è la visione di un altro sistema solare. Infatti, sono in costante crescita i valori azionari delle principali aziende tecnologiche americane, da Google ad Apple, da Amazon a Microsoft: +21% il valore azionario da inizio anno.
Pensate che solo Apple e Google da sole valgono oggi 1479 miliardi di dollari, più di tutte le banche finanziarie europee e giapponesi messe insieme. Amazon capitalizza un PIL pari all’intera città di Washington, Google supera allegramente Chicago e via confrontando.

I timori sono tanti, soprattutto da parte di coloro che ricordano la bolla speculativa sulle aziende High Tech del 2000 (vedi diagramma). Restando a casa nostra, la sola Tiscali che giunse a valere quasi quanto la Fiat. Poi tutto si sgonfiò e tanti investitori si ritrovarono con azioni carta straccia e le tasche vuote.
Oggi la controparte sono proprio le banche, che sono sottovalutate ma, onestamente, nonostante il consiglio premuroso di suddividere gli investimenti tra High Tech e istituti finanziari, molti non si fidano viste le fregature del passato.
C’è di più e fa sorridere, soprattutto pensare, perché qualche guru dell’economia suggerisce anche di suddividere gli investimenti acquistando oro, trovata originalissima..
Nessuna indicazione verso il mattone, che fece scoppiare la crisi del 2008 a causa dei mutui concessi a chiunque e senza garanzie, perchè rimane ancora troppo invenduto, sono beni soggetti a manutenzione e tassazione, ecc.

Tutto questo nell’oltreoceano che per noi italiani è fantascienza. Il nostro sistema bancario piange le notevoli sofferenze “inesigibili”, i contestatissimi aiuti di Stato miliardari (polemica sacrosanta in un paese in crisi profonda) per salvare istituti gestiti in allegria, elargendo crediti privi garanzia agli amici poi mai rientrati, arrivando ad ingannare e rovinare migliaia di risparmiatori pur di nascondere i buchi.
Le aziende High Tech italiane non sono più quei motori rombanti di vent’anni fa ed emblematico che l’agenda digitale solo oggi stia producendo qualche timido effetto, ad esempio con la diffusione della banda larga in tante città.
Quindi non abbiamo problemi di sapere come investire, in particolare perchè la liquidità va man mano depauperandosi per far fronte alle prime necessità essendo mezza nazione a spasso, in cerca di lavoro o con una occupazione precaria.
Tuttavia, purtroppo, sappiamo che se altrove si sgonfiano le bolle, prima o poi ci saranno ripercussioni anche in Europa, soprattutto per chi soffre equilibri economici-finanziari precari come è il nostro.

Per proteggerci da bolle e bollicine, è necessario far ripartire concretamente la nostra economia: dal reddito di cittadinanza, alla riduzione della pressione fiscale e della spesa pubblica (es. via le partecipate improduttive ed altri inutili carrozzoni), agli investimenti infrastrutturali, al sostegno della ricerca, a politiche efficaci di turismo, iniziando da un sistema trasporti competitivo ed accattivante, invece di proclami, 80 euro e troppi vaccini obbligatori.

Non è utopia perché un modo ci sarebbe che lascio alla fantasia di chi legge.

 

Francesco Desogus

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