Incompetenti, bamboccioni e mestieranti. Ed un capitale umano che scappa via.

Resterà sempre uno degli attacchi principali verso tanti portavoce. Ad esempio, che non hanno mai lavorato in vita loro o con esperienze non certo degne per rappresentare il Paese a Roma.
La verità è che il lavoro, soprattutto al Sud, latita.
La verità è che il lavoro è solo precario ed il Jobs Act, la riforma “vincente”, non ha fatto altro che acuire il dramma di tanti giovani e non più giovani in cerca di occupazione.

I nostri politicanti di destra e di sinistra sono maestri. Quelli di lungo corso si vantano delle loro precipue capacità politiche e professionali.
Siamo in buone mani…

Ecco un esempio del loro sforzo mentale profuso in questi ultimi anni, che non è solo l’ennesima colpa della crisi mondiale.

Gli emigrati sono in continuo aumento, soprattutto i giovani. la nazione più gettonata è la Gran Bretagna. Rispetto al passato chi emigra ha un titolo di studio in tasca. Un tempo si andava via, soprattutto dal Sud, in cerca di fortuna, per finire in miniera, davanti ad un tornio o ad impastare malta.
Oggi il quadro è capovolto: un terzo degli emigrati è laureato, un altro terzo diplomato e la principale regione di partenza è la Lombardia, a seguire il Veneto e terza la Sicilia.
Quindi si parte da regioni non certo avare di possibilità di lavoro, benché precario, rispetto a quelle del Mezzogiorno.

124.000 espatri nel 2016, quasi il 40% tra i 18 e 34 anni. Rispetto al 2015 il 16% in più e non saranno da meno i dati del 2017 appena concluso.
Circa 12.000 hanno tra 50 ed i 64 anni, sono i “disoccupati senza speranza” in cerca disperata di lavoro.

In tutto questo c’è anche un’altra verità. La formazione di un laureato italiano ha un controvalore (tra spesa diretta e oneri dello Stato) di circa 120.000 euro, ovvero un investimento di qualche miliardo di euro che ogni anno finisce all’estero.
Un capitale umano italiano che fugge e che contribuirà al PIL ed alla crescita di altri paesi, spesso direttamente concorrenziali al nostro.

Nel programma del Movimento sono diverse le soluzioni per fermare questa emorragia. Ad iniziare dal reddito di cittadinanza, una defiscalizzazione mirata,il sostegno delle piccole e medie imprese, la semplificazione burocratica, investimenti produttivi nei settori strategici, ecc.

Ricordiamocelo il 4 marzo 2018, anche per coloro che non hanno altra scelta che quella di andare via.

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