Se lo dice IKEA…

Vivere nelle grandi città, confinati in mini appartamenti, con poca voglia di guidare e tendenzialmente pigri? Si secondo i big del commercio.

Le simulazioni statistiche prevedono che entro il 2030 quasi un terzo della popolazione mondiale risiederà in una metropoli, il doppio rispetto ad oggi. In tale data saremo circa 8,5 miliardi e con un un età media prossima alla vecchiaia. Tuttavia, chi studia i fenomeni sociali offre spesso delle letture diverse, con degli scenari futuri non solo dipendenti dall’economia globale, ma dal cambiamento climatico, oppure dai conflitti in corso, se non dalla pressione migratoria verso le nazioni più sviluppate.
Però c’è chi fa altri ragionamenti, delle previsioni tendenzialmente più realistiche e circoscritte a determinate fasce sociali, e si regola di conseguenza quando non giunge a provocarne l’effettiva realizzazione. Sono i big del commercio che adeguano le strategie commerciali analizzando i modelli comportamentali del cliente e così, di riflesso, ci fanno capire verso quale direzione è orientata una buona fetta della società futura. E’ ciò che Amazon da una parte ed Ikea dall’altra stanno attuando in questi mesi.

Il cliente tipo del colosso svedese del mobile è giovane, sa che vivrà soprattutto in città in appartamenti di ridotte dimensioni, disporrà di pochi soldi (occupazione precaria e stipendi livellati) ed avrà poco voglia di salire in auto e guidare fino ad un magazzino Ikea, che in genere è presente in un grosso centro commerciale fuori dai perimetri urbani.
Perciò, da qualche tempo, vengono aperti dei negozi “pop-up” al centro delle città e nei quartieri residenziali. Sono dei locali non oltre i 1000 metri quadrati, misura ben lontana dai due ettari e mezzo dallo scatolone blu con le scritte gialle che tutti conosciamo. Saranno delle semplice vetrine e solo per specifiche categorie di mobili. Ad esempio camere da letto oppure solo cucine. Lo scopo è quello di orientare il cliente futuro esclusivamente all’acquisto on-line ma consentendo al cliente di toccare con mano almeno certi prodotti. Le prime sperimentazioni hanno dato ragione: l’esito è stato un incremento notevole delle vendite on-line e la nascita di una connessione emotiva con il marchio per chi non ha mai avuto prima la possibilità di visitare il classico magazzino IKEA. La nuova politica commerciale si completa con la tecnologia digitale. Ad esempio, è stata sviluppata una app sofisticata per simulare come sarà la propria casa con le varie proposte di arredamento in catalogo. Il kit di montaggio è da sempre stato una peculiarità degli svedesi che però, considerata ora la poca voglia di metter mano al cacciavite, ha da poco acquisito una start-up specializzata nel montaggio a casa tua del mobile fai-da-te, per ora limitato al mercato della California.

Dal canto suo Amazon sperimenterà una nuova forma di consegna. Il cliente non si dovrà più preoccupare di ritirare il pacco o farsi trovare in casa per riceverlo, perché lascerà la merce nel portabagagli dell’auto parcheggiata sotto casa, oppure dentro l’abitazione anche se assenti. Come? Agendo via internet sull’apertura del mezzo o dell’uscio di casa che sarà necessariamente videosorvegliato.

Questo è solo l’inizio. In un futuro non così lontano gli acquisti di beni e servizi saranno quasi tutti on-line segnando il destino dei grandi centri commerciali fuori città, fenomeno già in atto negli USA. Alcuni grandi centri chiudono lasciando enormi contenitori silenziosi e vuoti.
Sono dei luoghi che ci hanno toccato tutti, non necessariamente per fare acquisti, per molti è svago e passatempo, soprattutto nei weekend.
Prima o poi sarà così anche da noi? Probabilmente, però riscopriremo le nostre città e le gite domenicali fuori porta di un tempo, non più tra grandi corridoi sovraffollati, di vetrine da una parte e di file di casse dall’altra.

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